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    <title>materiale Pilade</title>
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      <title>dal programma del Festival BITEF</title>
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      <pubDate>Tue, 19 Sep 2006 19:09:37 +0200</pubDate>
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      <title>NOTE SU PILADE</title>
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      <pubDate>Fri, 10 Feb 2006 18:57:42 +0100</pubDate>
      <description>Pilade è una sorta di autobiografia ideale di Pasolini come intellettuale dell'Italia moderna. La scena si apre sulla piazza di Argo, in un'ideale continuazione dell'Orestiade di Eschilo. Il matricida Oreste ritorna in città proponendo il culto della dea Atena che rappresenta la Ragione. Con l'assoluzione di Oreste la città di Argo si prepara così a divenire la città del futuro, razionale, fredda e severa. Ma ecco comparire sulla scena il timido Pilade, l'intellettuale rinchiuso nel proprio mondo che può solo gridare alla Ragione la propria bestemmia, suggello della sua impotenza e della sua sconfitta, della sua diversità. In un crescendo di colpi di scena che riflettono i colpi di coda della Storia e in cui si riverberano Resistenza e Liberazione, Democrazia e Consumismo, la tragedia si chiude con un'ultima rivelazione-rivoluzione sospesa tra dimensione politica e sacrale. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Pasolini, lo sperimentatore fino agli anni della maturità, continuerà la sua costante ricerca di un nuovo linguaggio, anzi di una lingua nuova che ne giustifichi l'impegno culturale nei confronti della società. Per Pasolini il teatro è un referente necessario per poter dialogare con la società. Forse proprio perché quel senso di incompletezza che traspare comunque sottotraccia nelle sue opere è il segno di una «libertà drammaturgica non costretta da schemi», come osserva Ronconi, con cui i teatranti possono confrontarsi senza sentirsi soffocati. E se i teatri di Pasolini sono a ragione più d'uno, essi però hanno un unico obiettivo: costruire uno spazio essenziale di riflessione che vada oltre le prospettive autobiografiche.  Per Pasolini il teatro non è un &quot;vizio assurdo&quot; ma il luogo in cui sperimentare &quot;l'assurdità dei vizi&quot; della società, pensiero forte capace di alimentare lo sguardo netto e scandaloso sui meccanismi borghesi che la minano, spazio vergine in cui tradurre le sue doloranti ma vitalissime contraddizioni, riflesso infine non consolatorio di un mondo in cui il tizzone rovente della sua opera continua a incidere fortemente.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Nella formazione di Pasolini la cultura classica gioca un ruolo fondamentale: ne forma l’ordito culturale, con cui s’intreccia la trama fornita da diverse suggestioni novecentesche; presenta generi letterari, miti attraverso cui leggere la realtà, personaggi in cui identificarsi o attraverso cui purificarsi, un passato in cui tutto è già avvenuto. Fornisce soprattutto una tradizione, a cui l’autore sente essenziale ancorarsi, e ancorare una società dispersa, al di là delle ideologie che la dividono.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Pilade è un testo ancora straordinariamente significativo, una maratona di versi di una forza e bellezza uniche. «Una rivoluzione di parole che creano una crepa in tutto ciò che non muta, nella storia che si ripete con la vergogna prevedibile del potere politico».  Il personaggio di Pilade intraprende la frenetica ricerca poetica di una luce da contrapporre alla luce accecante della ragione. Il grande teatro di Pier Paolo Pasolini è un teatro di parola.  La parola diventa tutto: armi, architettura; diventa essa stessa lo spazio teatrale, il luogo scenico della mente dove gli uomini si fermano ad ascoltare e a riflettere; dove il testo, gli attori, l’autore, il pubblico, sono messi alla pari; partecipano ad un grande abbraccio culturale, affinché il rito possa essere ancora una volta compiuto. Come dice Pasolini nel suo Manifesto teatrale: «Il teatro di parola non ha alcun interesse spettacolare, mondano, ecc., il suo unico interesse è l’interesse culturale, comune all’autore, agli attori e agli spettatori, Il suo teatro non è e non sarà mai il teatro del chiacchiericcio, dell’urlo senza ragione d’essere. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Una sfida avvincente, quella di tradurre il testo pasoliniano in lingua serba, per un pubblico abituato ad una tradizione teatrale di straordinaria forza e ricchezza, e da sempre aperto verso il panorama internazionale ed interessato a scambi e collaborazioni culturali.  Un progetto, creato con l’esperta compagnia di attori del Teatro Nazionale di Uzice, che prevede la prestigiosa collaborazione di Jovan Ćirilov, direttore artistico del festival BITEF, e senza dubbio uno dei personaggi più significativi del panorama teatrale Serbo. </description>
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