Le Cosmicomiche

 

Italo Calvino scrisse i 33 racconti che sono riuniti sotto il titolo generale di “cosmicomiche”, tra il 1964 e il 1984, pubblicandoli in quattro diverse raccolte.

A partire dal 1957, con il volo del primo satellite artificiale – lo Sputnik –, era iniziata un’epoca d'oro per l'esplorazione del sistema solare, preparata dalle ricerche nel campo della tecnologia missilistica durante la Seconda Guerra Mondiale. L'entusiasmo generale suscitato dai risultati conseguiti diede inizio ad un fervente dibattito scientifico e politico che continua ancora oggi. In questo clima, Calvino, pur prendendo le distanze dal diffuso atteggiamento di esaltazione superficiale e propagandistica, cominciò a riesplorare interessi, curiosità, interrogativi scientifici per lungo tempo accantonati, maturando poi l’idea di un nuovo esperimento narrativo che diede vita a Le Cosmicomiche.

Ogni racconto inizia con un passo ripreso da un testo di paleontologia, geologia, biologia, astronomia, fisica, logica, cibernetica, geologia, che fornisce lo spunto narrativo ed evoca il contesto del racconto (il fascino della scienza, per Calvino, sta proprio in questa sua stimolante facoltà immaginativa ed inventiva). Questi enunciati scientifici, a volte tra loro contraddittori, descrivono la formazione del sistema solare a partire da una nebulosa, lo stato di concentrazione della materia in un punto più piccolo di un atomo, la curvatura e l’espansione dello spazio, il cambiamento dell'orbita della luna nel corso dei millenni, la formazione dell’atmosfera e della vita sulla terra, l’evoluzione delle specie animali e vegetali, ecc.

Protagonista e narratore di questi racconti è sempre lo stesso personaggio, Qfwfq, un essere dalla natura ambigua e mutante che ha la stessa età dell'universo ed è stato testimone o ha avuto esperienza diretta di tutto. Narra storie di molte vite diverse, apparentemente senza inizio né fine, e a volte ci appare come un bambino o un cucciolo, altre è un mollusco, un dinosauro, un cammello, a volte sembra umano, altre è incorporeo. Tuttavia, la sua voce onnisciente – ma anche egocentrica, idiosincratica, bizzarra e, a volte, inattendibile e incoerente – è costantemente riconoscibile attraverso le sue molteplici trasformazioni. Qfwfq è un essere – o forse l’essere – in essenza e il suo principio vitale non si compie mediante il ciclo biologico di nascita-riproduzione-morte, ma attraverso continue metamorfosi, svolte evolutive, passaggi di organizzazione cosmico-biologica.

Anche quando Qfwfq e gli altri personaggi dei racconti non hanno forma umana, tutti possiedono attributi distintamente riconoscibili come umani: volontà di autoaffermazione, fobie, nevrosi, caratteri sessuali, senso di competizione, pulsioni erotiche, noia, inconsapevolezza del proprio corpo e dell'ambiente circostante. Nondimeno, nel leggere le loro storie, siamo costretti ad abbandonare la nostra prospettiva antropomorfa, a uscire dalle abitudini del nostro pensiero per ristrutturare il nostro sguardo sul mondo. Osserviamo i principi della scienza svolgersi in una forma ironica, provocatoria, trovando strato dopo strato l'immagine riflessa di noi stessi, mentre gli innumerevoli cambiamenti di quantità e proporzione del tempo e dello spazio e il continuo sovvertimento dei nostri familiari punti di vista e delle nostre rappresentazioni consolidate sfidano l'elasticità della nostra mente e la nostra capacità immaginativa. Ci scorgiamo ricollocati all’interno di una visione che abbraccia l’esistenza dell’intero universo, in cui non siamo altro che una delle infinite possibilità, ci vediamo in maniera macroscopica e microscopica, singolari e plurali, unici e multiformi, e attraverso tutto questo ci sentiamo incerti, agitati, orgogliosi, sorpresi, ridicoli, ma più di ogni altra cosa ci sentiamo vivi.

 

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