Luci, suono, corpi e video

 

WELT IN BASEL / Il Festival di teatro che si svolge nell’area della Kaserne ha presentato il debutto della performance “As long as it lasts” (Finché dura) di Andrea Paciotto e del suo gruppo proveniente da Spoleto. Una performance impressionante, una piece corporale, un esperimento video.


Il debutto della produzione di Andrea Paciotto dura un’ora ed è impressionante, perchè si tratta di una potente esplorazione che porta in scena un nuovo linguaggio teatrale. Il senso del lavoro si sviluppa a partire da Italo Calvino, che negli anni sessanta scrisse una collezione di testi intitolata “Le Cosmicomiche”, in un momento di crescente fiducia verso le nuove tecnologie. Attraverso Calvino, Paciotto ora presenta un’idea diversa e utilizza il contrasto tra fantascienza e vita di ogni giorno come base della serata. All’inizio si ha l’impressione di uno spazio pieno di tecnologia, video e computers, musica elettronica, rumori e ritmi. I cambi di luce dominano la scenografia e le figure vestite di bianco. Questo mondo permea la serata, fornisce la cornice, la funzione. In contrasto si staglia il mondo d’ogni giorno, le piccole cose che vanno scoperte nella nostra piccolezza.


Tutto ciò che è essenziale non proviene dalla macchina-informazione.


La prima immagine presenta in maniera violenta di cosa si tratta: un uomo e una donna si abbracciano. Ripetutamente lei abbandona l’abbraccio. Ripetutamente lui la forza a rimanere. Entrambi sono persi nel tentativo di trovare l’amore e di trattenerlo. Così accanto alla tecnologia si sviluppa un antico dramma umano, che non ha niente a che fare con quella. Ma ciò che sembra insignificante si rivela invece la parte davvero interessante.


L’immensa quantità d’informazioni che oggi arriva da ogni parte, come scorie residuali, perde ogni importanza. Allo stesso modo le piccole cose scompaiono senza che nessuno ci faccia caso.


Quattro persone in una macchina, il video crea la strada nello sfondo. I quattro sembrano guidare, ma non guidano. Sono filmati, proiettati ingranditi nello schermo, distorti e moltiplicati. Nel sedile posteriore due di loro amoreggiano, mentre un’altra persona parla di micro e macrocosmo. Cambia il guidatore, che però si addormenta causando un incidente. I corpi vengono espulsi dalla macchina in una danza rotatoria e finiscono a terra in mezzo a luci che girano. Tempo e spazio si trasformano, lungo una struttura che non può essere lineare. Gioco, video, arte, realtà diventano indistinguibili. L’osservatore osserva l’osservatore. Improvvisamente una donna appare mentre scivola lentamente fuori dal suo vestito, con una meravigliosa semplicità. Si tratta dell’antico mondo interiore che diventa l’esterno del nuovo interno. Quattro corpi cercano di fondersi nella danza, come se ogni performer volesse realizzarsi in molteplici immagini video.


Immagini di relazioni accanto a giochi amorosi.


La serata è poetica e un po’ ermetica, le luci sono arditamente abbaglianti, così come lo sono anche i suoni gravi. Immagini di relazioni vengono presentate accanto a giochi amorosi, ironia accanto a morte e tecnologia. La realtà viene manipolata per diventare la voce della memoria: uno scenario horror della realtà del reale. La frase finale ci riporta verso il punto centrale: “Essere o non essere, non è il problema. Implodere o esplodere, questo è il problema.”


BASELLANDSCHAFTLICHE ZEITUNG

LunedÏ 16 agosto 2004

di Joerg Jermann