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    <title>materiali SunCycle</title>
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      <title>Uno spettacolo come un viaggio, di Federico Bonelli </title>
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      <pubDate>Sat, 11 Nov 2006 00:04:15 +0100</pubDate>
      <description>“Un Film è come un viaggio, un viaggio in treno, &lt;br/&gt;una volta lasciata la stazione è lui che porta te”  &lt;br/&gt;(Federico Fellini)&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Uno spettacolo è anch’esso, per sua natura, un viaggio nell’immaginario. Un viaggio intrapreso insieme al pubblico, nel luogo in cui lo spettacolo viene rappresentato e attraverso il linguaggio con cui viene messo in scena. Un viaggio di cui si conservano memorie, indizi, tracce che restano impresse nel “magma” indefinibile della coscienza. Un viaggio intrapreso per capire e che alla fine ci trasforma. Tutti vogliamo capire. Capire cosa si sta facendo nella vita. &lt;br/&gt;Così come il percorso del treno, una volta partito, sfugge alla nostra volontà - ed è il viaggio a vivere noi - così la vita ci contrappone e ci unisce casualmente, con incontri di volta in volta significativi o, nella maggior parte dei casi, del tutto irrilevanti. Tale interrogativo è la forza alla base di ogni trasformazione, il bilancio dello scontro tra la reale consistenza di ciò che si muove in una vita e la fragile energia della nostra volontà.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Memorie, realtà, modelli matematici, corpi irreali e corpi concreti, leggi e trasformazioni, sono il nostro sfondo. Il tentativo di controllare e manipolare l’ambiente naturale, accompagna l’evoluzione della specie umana sin dalle origini, ed è l’asse attorno al quale si sviluppa la nostra ricerca. La volontà dell’uomo di sopravvivere ad ogni costo, che lo ha spinto a superare impensabili tabù, e le leggi ferree degli ecosistemi, sono il motore drammatico dello spettacolo. &lt;br/&gt;Attualmente ciò che conosciamo è la predominanza distruttiva di ecosistemi artificiali, che sfuggono di mano a causa delle troppe istanze contraddittorie di quella cultura egemone, che li plasma o combatte. Oggi diventa palese che la razionalità utilitaristica dell’uomo, ha scelto forme di scambio per favorire i suoi interessi immediati, a discapito del “vivere insieme”. La crisi che viviamo è soprattutto la crisi di un paradigma legato al controllo e all’assoggettamento della natura, a un progetto di lotta contro la natura. &lt;br/&gt;In questo senso, dentro e fuori dagli stretti schemi imposti al concetto di energia dai modelli esistenti, il tema energetico risulta di nodale importanza. L’energia è la misura delle possibilità di evoluzione di un sistema. Ma l’evoluzione che ci attende non sembra essere all’altezza della nostra volontà. Da millenni l’uomo cerca di imbrigliare l’energia, trasformarla, renderla disponibile in forme tali da costruire il proprio progresso, dominare i propri nemici e spiegare la propria esistenza. L’energia è ovunque, in forme infinitamente varie. Scorre dentro e fuori dal nostro corpo, si piega alle nostre esigenze nelle forme più varie e sottostà alle più ferree leggi della termodinamica, in modi creativi e inspiegabili. La terra è ricca di ecosistemi che lo dimostrano, la tecnologia comincia ad imitarli solo ora. Il tema dell’energia nel quadro dello sviluppo sostenibile è complesso e multiforme. Stimola la nostra ricerca artistica su molti fronti e a differenti livelli, dimostrandosi estremamente fecondo.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Lo spettacolo “che ci ha trovato” per il primo ciclo di SUNCYCLE, messo in scena all’Auditorium di Roma, riassume lo stato attuale della nostra ricerca. Si svolge attraverso una serie d’immagini, segni e sequenze di movimenti che, nel compiersi, cercano di assumere la surreale consistenza dei simboli. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;SUN CYCLE è una storia “per simboli”, non una spiegazione per immagini. È una storia “portata a termine da un processo” e non scritta a priori. Le immagini vengono costruite nel vissuto e non predeterminate, la tecnologia viene usata per aprire gradi di libertà e non per fissare una forma. Il tessuto sperimentale del progetto, costituito dall’interagire dei danzatori con l’immaginario, viene poi ulteriormente concretizzato dalle tecnologie multimediali e dai limiti imposti dalla loro implementazione. Ciò nonostante non vi è per noi dubbio alcuno sul fatto che SUNCYCLE dovesse avvalersi di strumenti tecnologici avanzati, per costituire una scelta poetica proiettata nel futuro, seppure in un futuro “alternativo”. L’insostenibile presente deve seminare nel futuro attraverso l’arte, e il segno dell’oggi non può esternarsi a prescindere dalle forme consuete della comunicazione del XXI secolo, ma a partire da esse. &lt;br/&gt;In questo senso, la spiaggia con cui lo spettacolo si è aperto è una soglia, quello che in tempi passati si sarebbe potuto chiamare “il secolo”, il nostro tempo, il suo spirito. Non è una spiaggia vergine. La sabbia è nera, calpestata e vissuta da milioni di uomini per milioni di ore. Ma ciò nonostante è vuota. Il tempo è fermo, il sole è stanco, la luce spettrale. &lt;br/&gt;L’uomo sulla riva del mare è il figlio del secolo. È un bianco, vestito di nero e barbuto, come un conquistadores o un rivoluzionario cubano. Sicuro di sè, scalzo. Mantenere il contatto con la terra e la sua energia è una condizione imprescindibile del suo essere. È deciso a compiere un’operazione. Affronta il mare dalla spiaggia ed arriva attrezzato. Non sappiamo cosa voglia, forse vuole essere traghettato “al di là”, forse vuole solo capire il mare. Forse ricorda Ulisse prigioniero di Calypso, forse è solo un “uomo senza qualità” che si improvvisa demiurgo.&lt;br/&gt;La valigetta che porta è rossa, il colore dell’ultima parte della grande opera dell’alchimista. Contiene la conoscenza che l’uomo ha sviluppato per il compito che si prefigge, ed è la conoscenza di cui egli ha la chiave. Rappresenta il modello scientifico, isolato, circoscritto, che serve a rappresentare il reale in un mondo di modelli e da cui si possono trarre macchine. Ma anche un mondo di simboli umani che si aprirà nel corso dello spettacolo, nel tentativo di risolvere l’enigma del mare.&lt;br/&gt;La valigetta contiene tra le altre cose uno strumento: il compasso. Con il compasso si può marcare un punto e determinare una grandezza lineare, il diametro. E poi determinarne un’altra, la circonferenza, che è incommensurabile alla prima. Incommensurabile significa che non esiste un numero naturale che allo stesso tempo possa essere di misura ad entrambe le grandezze. Eppure questo strumento semplicemente permette di derivare l’una dall’altra. E basta una realtà apparentemente discreta, come la sabbia, per supportarne il segno.&lt;br/&gt;Il palcoscenico dove si svolge l’azione dei danzatori, è il secolo, quello vero, non quello rappresentato dalla spiaggia. Vi si muovono i corpi che viaggiano tutti i giorni sulle autostrade, che si vestono, che si lavano, che si profumano, si nutrono di cibi industriali, bruciano i grassi aumentando la dissipazione dell’energia e sono incapaci di rinunciare all’eccesso. I danzatori agiscono, amano, comunicano; sono in parte emanazioni della volontà di un “uomo barbuto” che li manipola. Si comportano non da solutori di problemi o da ingegneri di una soluzione ma da consumatori di energia, in cui il bilancio è sempre e comunque in rosso. &lt;br/&gt;I quadri della danza si susseguono come tentativi non risolti di sviluppare antidoti alla cultura della demistificazione consumistica. Di sentire, di far emergere significati, di superare particolarismi edonistici e di costituire un’evoluzione. La danza dimostra una crisi, e nel farlo rappresenta un evoluzione perennemente bloccata, un ciclo che non si chiude, un centro che non ha circonferenza, sia nella rappresentazione della cultura che ne fa substrato, sia nel dramma della sensibilità di cui ne è prigioniera. Durante lo spettacolo i segni evolvono, i corpi diventano macchine, le macchine tentano di vivere emozioni, i corpi di vivere sentendo e le energie di fluire.&lt;br/&gt;Nel finale il demiurgo lascia la terra. Forse è un augurio riguardo all’esigenza di determinare una cultura nuova, rispetto alla cultura dell’insostenibile crescita dei consumi e dell’economia di rapina. Una cultura “altrove”, con una volontà di potenza riappacificata con la matrice creatrice, e libera dalla componente paranoide del dominio, deve passare per un sano scomparire dei piccoli daemon del nostro tempo?&lt;br/&gt;Probabilmente. Ma il finale è aperto: invece che un “lieto fine falsificatore” si è preferito lasciare gli uomini moderni senza demiurgo nè musica, a vagare in un labirinto oscuro e primordiale; rispedendo alla platea il segno da interpretare, il treno di associazioni a cui dare interpretazione positiva o allegorica che sia. La platea accoglie, capisce, mormora... &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Federico Bonelli, Roma 12 novembre 2006</description>
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      <title>Prototipi di arte sostenibile</title>
      <link>http://www.offucina.com/OFFUCINA_ITA/Materiale_SunCycle/Voci/2006/11/10_Prototipi_di_arte_sostenibile.html</link>
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      <pubDate>Fri, 10 Nov 2006 14:00:00 +0100</pubDate>
      <description>A partire dalle tematiche sollevate dal progetto SUNCYCLE sul rapporto tra ARTE &amp;amp; ENERGIA, si è sviluppato un Gruppo di Ricerca e Design, all’interno del Corso Interdisciplinare di Scenografia dell’Università di Belgrado.&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;La ricerca si è sviluppata su tre principali direzioni:&lt;br/&gt;1. Prototipi per la produzione di energia rinnovabile, con lo scopo di migliorare l’estetica delle applicazioni funzionali e permettere una migliore integrazione di questi nell’ambito urbano e/o naturale;&lt;br/&gt;2. Prototipi per installazioni urbane, opere d’arte che utilizzano energia rinnovabile naturale o energia pubblica, trasformandola a scopi artistici e/o culturali. Per Energia pubblica si intende quell’energia prodotta dall’attività umana, di cui siamo raramente consapevoli e che rimane perciò spesso inutilizzata. Si è cercato di realizzare la mappatura di una città per individuare le sorgenti, zone di alta concentrazione delle attività umane che producono energia (zone di transito e assembramento, vie di comunicazione, palestre, parchi giochi, etc). &lt;br/&gt;3. Prototipi per un TEATRO SOSTENIBILE, studio per la realizzazione di una teatro mobile a basso impatto, una struttura componibile dotata di impianto mobile di  pannelli solari, batterie ed altri sistemi per produrre l’energia che lo spettacolo consuma. &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;L’obiettivo della ricerca è stato quello di stimolare giovani artisti e designer a riflettere sulle possibilità di integrazione e utilizzo delle fonti rinnovabili di energia, all’interno di un processo artistico e in particolare all’interno del teatro. </description>
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      <title>crediti</title>
      <link>http://www.offucina.com/OFFUCINA_ITA/Materiale_SunCycle/Voci/2006/11/10_crediti.html</link>
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      <pubDate>Fri, 10 Nov 2006 08:38:22 +0100</pubDate>
      <description>Andrea Paciotto Direzione Artistica e Regia &lt;br/&gt;Vanessa Tamburi Direzione Artistica e Coreografia &lt;br/&gt;Adriana Garbagnati Sviluppo e Organizzazione &lt;br/&gt;Federico Bonelli Drammaturgia e Sistemi di Comunicazione&lt;br/&gt;Jan Klug Compositore e Programmazione Media &lt;br/&gt;Stefano Lucidi Sistemi Elettromeccanici&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;PERFORMERS Vito Alfarano – Federico Bonelli - Arianna De Angelis &lt;br/&gt;Marco Delle Foglie – Maxime Lachaume – Sara Libori – Silvia Parmeggiani&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;VIDEO A CURA DI Federico Bonelli – Jan Klug – Andrea Paciotto&lt;br/&gt;CAST in VIDEO Reine Ake, Federico Bonelli, Alessio Piffero&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;GRUPPO DI RICERCA E DESIGN (UNIVERSITA’ DELLE ARTI DI BELGRADO)&lt;br/&gt;Marija Palanacki - Aleksandra Zdravkovic - Tatjana Mandic &lt;br/&gt;Miodrag Kuc - Goran Mirkovi - Sonja Zugic&lt;br/&gt;Radivoje Dinulovic Direttore del Dipartimento&lt;br/&gt;Mia David Zaric Coordinatrice&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Oggetti di scena Rino Garzarelli &lt;br/&gt;Foto Addizionali Sonja Zugic&lt;br/&gt;Assistente alla Coreografia Benedetta Mazzocchi &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Ringraziamenti speciali a: &lt;br/&gt;La MaMa Umbria International – Ellen Stewart&lt;br/&gt;- Moreno Cerquetelli - Federica Rolle - Victor Nieuwenhuis - Catherine Henegan - Danny Walker - Kama Krishna - Domenico Musco – Daniela Sorrentino - Sandra Varisco&lt;br/&gt;&lt;br/&gt;Organizzazioni collaboratrici&lt;br/&gt;OFFUCINA ECLECTIC ARTS &lt;a href=&quot;http://www.offucina.com/&quot;&gt;www.offucina.com&lt;/a&gt; &lt;br/&gt;CONTEMPORANEAMENTE GRUPPO DANZA &lt;a href=&quot;http://www.contemporaneamente.eu/&quot;&gt;www.contemporaneamente.eu&lt;br/&gt;&lt;/a&gt;SUBMULTIMEDIA &lt;a href=&quot;http://www.submultimedia.tv/&quot;&gt;www.submultimedia.tv&lt;/a&gt; &lt;br/&gt;UNIVERSITA’ BELGRADO &lt;a href=&quot;http://www.arts.bg.ac.yu/index_en.html&quot;&gt;www.arts.bg.ac.yu/index_en.html&lt;/a&gt; &lt;br/&gt;LEGAMBIENTE &lt;a href=&quot;http://www.legambiente.it/&quot;&gt;www.legambiente.it&lt;/a&gt;   &lt;br/&gt;&lt;br/&gt;L’EVENTO DELL’11 NOVEMBRE È STATO POSSIBILE GRAZIE AL CONTRIBUTO DI&lt;br/&gt;COMMISSIONE NAZIONALE ITALIANA UNESCO &lt;a href=&quot;http://www.unesco.it/&quot;&gt;www.unesco.it&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;FONDAZIONE CASSA DI RISPARMIO DI ROMA &lt;a href=&quot;http://www.fondazionecrroma.it/&quot;&gt;www.fondazionecrroma.it&lt;/a&gt;&lt;br/&gt;</description>
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